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Rockfella$This is the strangest life i've ever known
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September 30 Eppure aveva ragione SolgenitsinUltimamente faccio sogni strani…ricordate? Orsi ballerini, marce e svastiche, io che cerco un barbiere a New York e faccio di tutto per pagarlo in euro….
Eppure non mangio pesante…non mi ubriaco più fino a delirare come tempo fa, non ancora almeno! È come se qualcuno mi volesse dire qualcosa… è come se i personaggi della mia fantasia, i miei ricordi prendessero vita fino a conversare amabilmente con me. Giravo per casa impaziente, ascoltando a tutto volume la canzone “Wild thing” di The Troggs, accendendomi una paglia dopo l’altra, con la cenere lasciata cadere alle mie spalle come briciole di un’esistenza a volte smarrita e confusa dalla nebbia alcolica. Le mie mani tremavano leggermente e nel mio cuore vibrava un dolce impulso, un fremito che mi spingeva a sedermi alla mia scrivania e cominciare a buttare giù il plot di un nuovo racconto. Già pregustavo il ticchettio della mie dita battere velocemente sui tasti neri della mia vecchia macchina da scrivere, accompagnando quel movimento con un sussurro…le mie parole a bassa voce che filtravano da due canali…le mie dita e le mie labbra. Afferrai dallo scaffale in alto “Una giornata di Ivan Denissovic”, romanzo d’esordio di Solgenitsin e lessi una pagina a caso. Il trillo del telefono interruppe la corsa delle mie pupille su quei caratteri in neretto… diedi due lunghe boccate di fumo, respirando a pieni polmoni, e alzai la cornetta. Una voce mi diceva di recarmi subito a casa del mio amico John Fante per incontrare una persona che mi doveva parlare. Presi il mio giacchetto di pelle, e con la paglia sospesa tra le labbra socchiuse, tirai la porta dietro di me. Il mio spirito era inquieto, e mi accorsi di camminare con un passo decisamente accelerato. Arrivai sotto casa di John, cacciai un urlo da sotto, lo vidi spostare la tenda dietro la finestra con una mano, e, guardarmi furtivamente. Mi aprì il portone e mi scaraventai su quelle scale larghe e grigie. Trovai la porta socchiusa, entrai scostando appena la mia timidezza, e John mi accolse con un sorriso. Sulla poltrona c’era un uomo con i capelli grigi, stempiato e con una folta barba. Stava fumando un sigaro e sorseggiava del brandy, o almeno così mi parve. Non si alzò. Restai per un attimo spaesato mentre John mi sollecitava gentilmente per avanzare, spingendomi per il braccio con la fermezza con cui si potano i rami di un bonsai. Mi presentai. Mi disse “Piacere, Aleksandr…Aleksandr Solgenitsin.” Feci un passo indietro mentre stringevo la sua mano fredda, ruvida, dal palmo rugoso. John mi fece accomodare, dopodiché chiuse la porta lasciandoci soli. Seguii la sua uscita di scena con la coda dei miei occhi increduli. “Allora Stefano, mi diceva il nostro amico che tu scrivi, e sei sempre in cerca di buone storie…” “Ci provo, almeno credo.” Risposi balbettando, e con la salivazione azzerata. “Sono qui solo per dirti questo! La rivoluzione è un’utopia, qualcosa che è nelle nostre teste, nei nostri cuori ma è solo un’idea! La rivoluzione non esiste nella realtà, altro non è che una facciata con cui si cerca di giustificare la voglia di non cedere alla marea di ingiustizie che l’uomo subisce! Il bisogno di sentirsi sempre contro tutto e tutti…Ti dico questo: Bevi, mangia, scrivi, lavora per vivere ma mai il contrario, divertiti e se puoi scopa! Tutto il resto non conta.” Dopodiché si alzò dalla sua poltrona, poggiò il bicchiere di brandy sul tavolino accanto, spense il sigaro nel posacenere, mi strinse la mano e svanì nel nulla… Restai immobile su quella poltrona per non so quanto tempo…minuti come secoli. Pensai e ripensai a quelle poche parole, e capii. Giustifico tutto e sono il primo fomentatore di disordini, eppure…eppure aveva ragione Solgenitsin.
September 23 Il sole tra le nuvole
Mi sento come all’ultimo giorno dell’estate… Anche se poi per me l’estate è terminata la settimana scorsa, con le surfate gelide di Santander. È sempre difficile credere ad una spiaggia deserta quando hai tutte quelle impronte sulla sabbia. E nel respiro verde e regolare della risacca sembra aleggiare una voce lontanissima, labile alle orecchie…la perderai tra un attimo. In meno di un attimo. E nello stupore del momento c’è già il senso della perdita. Ma il mare è immenso e ti riempie l’animo, così come il cielo quando alzi gli occhi rossi verso le nuvole color melanzana che ti passano sopra la testa. Nella chimica di questi suoni, parole trasportate nell’aria dal sussurro del vento, il rumore dell’oceano che ti urla le sue ragioni, e tu cerchi nel suo sguardo una risposta o forse l’infinito, o forse solo una scusa plausibile. Ho una dannata voglia di fumare…e scrivere senza sosta, tirando fuori ogni piccolo pezzo di cuore, sensazioni estirpate, strappate con forza solo per dare un senso a questi fogli bianchi, solo per colorare ancora il nulla. Ho una dannata voglia di bere…di stringere nelle mie mani la mia Canon e tracciare fotografie in bianco e nero, perché il mondo visto in questi termini appare più semplice a volte, anche se meno suggestivo. Mi piace rubare gli sguardi delle persone, imprigionandoli in uno scatto; a volte quando li guardo con calma c’è così tanto in quegli occhi, in quella pelle segnata, in quelle rughe…c’è una vita che vorrebbe esplodere se ne avesse le possibilità. Non potrei vivere senza tutto questo. Voglio dire, senza ”L’arte”, per quello che significa…è qualcosa che mi salva nel vuoto dandomi iniezioni di adrenalina ad un cuore surgelato, apatico. È come prendere una stella cadente al volo. Stringerla tra le braccia, cullandola,rigirarsela luminosa e calda nel palmo della mano e dicendole che va tutto bene…che tornerà presto nel cielo a brillare. In fondo quella è l’unica cosa che sa fare. Io invece sono un fottutissimo cuore vivente, io vivo di passioni e di umore, e un mio posto nel mondo ci sarà sempre, ovunque. Io sono un fottutissimo genio…mio caro Eggers, ci sono anche io… ![]() Una pioggia gentile
È ritornata la pioggia… Non sono ancora impazzito, non del tutto almeno…anche se poi in fondo non sarebbe così male. Mi sono chiesto più volte se si può impazzire di dolore! Quando ti senti quel magone che ti scoppia in petto, che sale vorticosamente come un tornado fino ad esploderti nell’anima…nella testa, facendoti saltare quei neuroni rimasti vivi e vegeti. Ho passato anni a stordire la coscienza con alcol e droghe ma è ancora maledettamente lucida… Sono stanco di vivere questi sbalzi, questa situazione che si ripresenta come un dannato ospite inatteso. Sono stanco di non poter essere di aiuto, anche perché ho dentro l’odio e quelle parole di amore e di affetto che mi chiedono, restano appese tra le mie labbra senza riuscire a filtrare. Sono un pagliaccio che fugge davanti al dolore…non posso rischiare di smarrire il mio sorriso ma poi da dietro la porta osservo i tuoi occhi persi nel vuoto ed il cuore cede. Sono stanco…e non basta fuggire ogni tanto, perché i problemi ti aspettano a casa, non appena varcata la soglia te li ritrovi lì seduti comodamente in poltrona a fumarsi i tuoi sigari e bere il tuo stramaledetto whisky. Dispenso consigli alle persone che girano intorno a me, ma poi resto con i miei 4guai…perché non mi piace parlare di me, e blindo tutto nel mio giardino di vetro fino a quando esplodo, e allora caccio chiunque mi sia accanto. Mi chiudo nel mio mondo, fatto di libri, poesie, pensieri che gocciolano dalle mie dita sfinite, fatto della mia musica che mi salva sempre la vita…fatto di sorrisi e visi gentili con cui mi piace conversare e scambiare emozioni o semplici baci come soffi di vento. Le mie emozioni sono note gentili suonate da un pianoforte a coda. Se sorrido non vuol dire che stia tutto apposto…tantomeno però mi piace avere persone che mi chiedono ogni due minuti come va…e allora scappo, o lascio andare…in fondo nella mia vita ho fatto andare via tutti tenendo solo me stesso stretto in un timido abbraccio. Ci si può sentire in colpa solo perché si vuole seguire un proprio sogno? Non mi sono mai accontentato di nulla, mi dispiace, scusatemi ma non posso rinunciare adesso. Sentirsi in bilico su quel filo sottile fatto di ciò che dovresti fare e ciò che vorresti fare… Oggi va così…spero domani andrà meglio, in fondo ho sempre pensato che un uomo che sa non crolla mai. Ci vuole pazienza, ci vuole coraggio e forza… La pioggia in un giorno di sole è qualcosa di fantastico! Gli occhi chiusi, il viso rivolto a quel calore, la faccia investita da quelle gocce come a trascinarsi via le lacrime…le labbra umide che assaporano la vita…quella vita che viene e va…
September 22 Otro lunes...Orsi ballerini, marce e svastiche, Lenin seduto a cena con Giuda e trenta denari poggiati sbadatamente su di un tavolino… Un sogno un po’ confuso dal quale mi desto questa mattina. Mi stropiccio gli occhi con vigore, quasi a voler spazzare via i pensieri e i turbamenti, ma quelli ti restano aggrappati alle ciglia senza scivolare via. Altro lunedì, altra settimana…il lunedì mi sta sul culo…ma questo ormai si sa. Perché mi sta sul culo? Boh, forse perché è l’inizio, e gli inizi sono belli solo di qualcosa che non conosci. In piedi davanti allo specchio mi passo la mano tra i capelli, devo tagliarli un po’, si…è che dopo la settimana di surf in spagna ho azzerato tutto, anche le stupidaggini, ed è per questo che mi tengo stretta la mia barba incolta. Mi piace partire, è un’esigenza dalla quale non posso esimermi. Mi piace perché in quei giorni posso respirare a pieni polmoni l’aria che qui diventa spesso insopportabile…ti stringe alla gola come la puzza di smog o soltanto di dolore, fatto sta che comunque puzza. Uno dei miei grandi difetti è che tendo a procrastinare le situazioni, quasi a volerle congelare in una sfera di cristallo, avvolta da mille colori brillanti. Non sono,o forse, non voglio definire alcune situazioni e quindi rimangono appese, come i pensieri dalle palpebre… Stamattina mastico tra labbra strette le note inglesi che escono dolcemente dalle casse del mio stereo… era tanto che non ascoltavo gli Oasis e mi portano a momenti piacevoli. Ecco questo è il mio primo momento piacevole della giornata, della settimana, ed è forse così che si combatte la noia di un giorno lento. Buona fortuna per il vostro lunedì, miei cari compagni di viaggio. September 16 Playa de Somo...Santander
Cominciamo così…le onde vanno un po’ capite. Un po’ come le donne…devi studiarle prima di andarci insieme, le devi capire, devi seguirle con gli occhi, comprenderne il comportamento, l’atteggiamento…devi capire come affrontarle quando sono nervose, rimanere in silenzio quando si incazzano, e avvolgerle in un abbraccio quando ci fai l’amore. Le onde…le onde sono così, niente di più, niente di meno. E quindi resti sulla spiaggia vestito a guardare il mare per capire come gli gira quella mattina. Fa freddo…un freddo cane! In più piove…sono due giorni che piove ininterrottamente e fa freddo…ma questo già l’ho detto. Il fatto è che ho preso talmente freddo e pioggia che ripeterlo non è mai abbastanza. Ho preso acqua dal cielo e dal mare... Ma è una condizione a cui ti abitui in fretta, ed il corpo sembra restare immune a tutto quello…sembra quasi che una corazza ti avvolga rendendolo anche quasi piacevole; sei anestetizzato ai brividi, anche quando ti togli la muta sotto la pioggia e solo in costume ti fai la doccia sciacquando l'attrezzatura. Comincio a giocare immergendo i piedi nella sabbia liscia…immaginatevi una spiaggia enorme, lunghissima, di circa 4km! Poca gente in acqua perché il grosso dei surfisti già è stato lì precedentemente, ad agosto forse, e di locals per fortuna neanche l’ombra. Qualche ragazzo fa jogging sulla spiaggia, correndo accanto al proprio cane…e il vento è gelido, e taglia il viso come lame di rasoio. Il mare non lo capisci mai abbastanza ma l’esperienza ti fa capire tante cose…così vedi dove sono i punti in cui la corrente è più forte, e le onde hanno un andamento irregolare…voglio dire, non procedono in maniera verticale, come una linea retta, perfetta, ma hanno una incrinatura, uno spostamento più obliquo. E guardi quindi quali possano essere i punti di riferimento da prendere quando sei in acqua per non lasiarti trasportare via... Poi le vedi formarsi…due point break…il primo a 10 metri dalla riva…le onde si alzano ma non hanno la consistenza adeguata per essere impegnative! Sono schiumose, troppo, ma hanno comunque una spinta notevole, roba che se hai un longboard ci vai da Dio, e con un mini malibù ti ci puoi divertire. Il secondo point break è quello serio…a circa venti metri dalla riva, onde di due/tre metri che fanno impressione più a starci sotto che a parlarne…non tubano però, è questo è un peccato. Era tanto che non uscivo con la tavola…ancor di più che non partivo con gli amici per fare surf all’estero! Playa de Somo, a pochi km di distanza da Santander è uno spot fantastico. C’è una delle scuole di surf migliori della Cantabria, anzi della Spagna intera…e in acqua trovi di tutto! Esperti e novizi ma nessuno che rompe il cazzo, e dopo le ultime esperienze è stata una gradita sorpresa. Andrea ha detto una cosa che mi ha fatto pensare…”Facendo surf mi sono accorto dell’esistenza di alcuni muscoli, solo perché mi fanno male…” Ha ragione…era il suo battesimo in acqua…era il mio ritorno dopo alcuni anni… L’adrenalina e le emozioni che ti avvolgono però sono le stesse, ed è una sensazione unica…la stanchezza che ti porti dietro dopo una giornata di surf non si può spiegare. Non hai pensieri…la mente è libera, svuotata, priva di qualsiasi ansia o preoccupazione e quella fronte corrucciata si spiana completamente… Adoro la Spagna…adoro il surf…
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Album o singoli
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