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    September 30

    Eppure aveva ragione Solgenitsin

     
    Ultimamente faccio sogni strani…ricordate? Orsi ballerini, marce e svastiche, io che cerco un barbiere a New York e faccio di tutto per pagarlo in euro….

    Eppure non mangio pesante…non mi ubriaco più fino a delirare come tempo fa, non ancora almeno!

    È come se qualcuno mi volesse dire qualcosa… è come se i personaggi della mia fantasia, i miei ricordi prendessero vita fino a conversare amabilmente con me.

    Giravo per casa impaziente, ascoltando a tutto volume la canzone “Wild thing” di The Troggs, accendendomi una paglia dopo l’altra, con la cenere lasciata cadere alle mie spalle come briciole di un’esistenza a volte smarrita e confusa dalla nebbia alcolica.

    Le mie mani tremavano leggermente e nel mio cuore vibrava un dolce impulso, un fremito che mi spingeva a sedermi alla mia scrivania e cominciare a buttare giù il plot di un nuovo racconto.

    Già pregustavo il ticchettio della mie dita battere velocemente sui tasti neri della mia vecchia macchina da scrivere, accompagnando quel movimento con un sussurro…le mie parole a bassa voce che filtravano da due canali…le mie dita e le mie labbra.

    Afferrai dallo scaffale in alto “Una giornata di Ivan Denissovic”, romanzo d’esordio di Solgenitsin e lessi una pagina a caso.

    Il trillo del telefono interruppe la corsa delle mie pupille su quei caratteri in neretto… diedi due lunghe boccate di fumo, respirando a pieni polmoni, e alzai la cornetta.

    Una voce mi diceva di recarmi subito a casa del mio amico John Fante per incontrare una persona che mi doveva parlare.

    Presi il mio giacchetto di pelle, e con la paglia sospesa tra le labbra socchiuse, tirai la porta dietro di me.

    Il mio spirito era inquieto, e mi accorsi di camminare con un passo decisamente accelerato.

    Arrivai sotto casa di John, cacciai un urlo da sotto, lo vidi spostare la tenda dietro la finestra con una mano, e, guardarmi furtivamente.

    Mi aprì il portone e mi scaraventai su quelle scale larghe e grigie.

    Trovai la porta socchiusa, entrai scostando appena la mia timidezza, e John mi accolse con un sorriso.

    Sulla poltrona c’era un uomo con i capelli grigi, stempiato e con una folta barba.

    Stava fumando un sigaro e sorseggiava del brandy, o almeno così mi parve.

    Non si alzò.

    Restai per un attimo spaesato mentre John mi sollecitava gentilmente per avanzare, spingendomi per il braccio con la fermezza con cui si potano i rami di un bonsai.

    Mi presentai.

    Mi disse “Piacere, Aleksandr…Aleksandr Solgenitsin.”

    Feci un passo indietro mentre stringevo la sua mano fredda, ruvida, dal palmo rugoso.

    John mi fece accomodare, dopodiché chiuse la porta lasciandoci soli.

    Seguii la sua uscita di scena con la coda dei miei occhi increduli.

    “Allora Stefano, mi diceva il nostro amico che tu scrivi, e sei sempre in cerca di buone storie…”

    “Ci provo, almeno credo.” Risposi balbettando, e con la salivazione azzerata.

    “Sono qui solo per dirti questo! La rivoluzione è un’utopia, qualcosa che è nelle nostre teste, nei nostri cuori ma è solo un’idea! La rivoluzione non esiste nella realtà, altro non è che una facciata con cui si cerca di giustificare la voglia di non cedere alla marea di ingiustizie che l’uomo subisce! Il bisogno di sentirsi sempre contro tutto e tutti…Ti dico questo: Bevi, mangia, scrivi, lavora per vivere ma mai il contrario, divertiti e se puoi scopa! Tutto il resto non conta.”

    Dopodiché si alzò dalla sua poltrona, poggiò il bicchiere di brandy sul tavolino accanto, spense il sigaro nel posacenere, mi strinse la mano e svanì nel nulla…

    Restai immobile su quella poltrona per non so quanto tempo…minuti come secoli.

    Pensai e ripensai a quelle poche parole, e capii.

    Giustifico tutto e sono il primo fomentatore di disordini, eppure…eppure aveva ragione Solgenitsin.

     

     

    September 23

    Il sole tra le nuvole

     

     

    Mi sento come all’ultimo giorno dell’estate…

    Anche se poi per me l’estate è terminata la settimana scorsa, con le surfate gelide di Santander.

    È sempre difficile credere ad una spiaggia deserta quando hai tutte quelle impronte sulla sabbia.

    E nel respiro verde e regolare della risacca sembra aleggiare una voce lontanissima, labile alle orecchie…la perderai tra un attimo.

    In meno di un attimo. E nello stupore del momento c’è già il senso della perdita.

    Ma il mare è immenso e ti riempie l’animo, così come il cielo quando alzi gli occhi rossi verso le nuvole color melanzana che ti passano sopra la testa.

    Nella chimica di questi suoni, parole trasportate nell’aria dal sussurro del vento, il rumore dell’oceano che ti urla le sue ragioni, e tu cerchi nel suo sguardo una risposta o forse l’infinito, o forse solo una scusa plausibile.

    Ho una dannata voglia di fumare…e scrivere senza sosta, tirando fuori ogni piccolo pezzo di cuore, sensazioni estirpate, strappate con forza solo per dare un senso a questi fogli bianchi, solo per colorare ancora il nulla.

    Ho una dannata voglia di bere…di stringere nelle mie mani la mia Canon e tracciare fotografie in bianco e nero, perché il mondo visto in questi termini appare più semplice a volte, anche se meno suggestivo.

    Mi piace rubare gli sguardi delle persone, imprigionandoli in uno scatto; a volte quando li guardo con calma c’è così tanto in quegli occhi, in quella pelle segnata, in quelle rughe…c’è una vita che vorrebbe esplodere se ne avesse le possibilità.

    Non potrei vivere senza tutto questo.

    Voglio dire, senza ”L’arte”, per quello che significa…è qualcosa che mi salva nel vuoto dandomi iniezioni di adrenalina ad un cuore surgelato, apatico.

    È come prendere una stella cadente al volo.

    Stringerla tra le braccia, cullandola,rigirarsela luminosa e calda nel palmo della mano e dicendole che va tutto bene…che tornerà presto nel cielo a brillare.

    In fondo quella è l’unica cosa che sa fare.

    Io invece sono un fottutissimo cuore vivente, io vivo di passioni e di umore, e un mio posto nel mondo ci sarà sempre, ovunque.

    Io sono un fottutissimo genio…mio caro Eggers, ci sono anche io…

     
     
                                             Rumbo Al Océano da Sërch.

    Una pioggia gentile

     

    È ritornata la pioggia…

    Non sono ancora impazzito, non del tutto almeno…anche se poi in fondo non sarebbe così male.

    Mi sono chiesto più volte se si può impazzire di dolore!

    Quando ti senti quel magone che ti scoppia in petto, che sale vorticosamente come un tornado fino ad esploderti nell’anima…nella testa, facendoti saltare quei neuroni rimasti vivi e vegeti.

    Ho passato anni a stordire la coscienza con alcol e droghe ma è ancora maledettamente lucida…

    Sono stanco di vivere questi sbalzi, questa situazione che si ripresenta come un dannato ospite inatteso.

    Sono stanco di non poter essere di aiuto, anche perché ho dentro l’odio e quelle parole di amore e di affetto che mi chiedono, restano appese tra le mie labbra senza riuscire a filtrare.

    Sono un pagliaccio che fugge davanti al dolore…non posso rischiare di smarrire il mio sorriso ma poi da dietro la porta osservo i tuoi occhi persi nel vuoto ed il cuore cede.

    Sono stanco…e non basta fuggire ogni tanto, perché i problemi ti aspettano a casa, non appena varcata la soglia te li ritrovi lì seduti comodamente in poltrona a fumarsi i tuoi sigari e bere il tuo stramaledetto whisky.

    Dispenso consigli alle persone che girano intorno a me, ma poi resto con i miei 4guai…perché non mi piace parlare di me, e blindo tutto nel mio giardino di vetro fino a quando esplodo, e allora caccio chiunque mi sia accanto.

    Mi chiudo nel mio mondo, fatto di libri, poesie, pensieri che gocciolano dalle mie dita sfinite, fatto della mia musica che mi salva sempre la vita…fatto di sorrisi e visi gentili con cui mi piace conversare e scambiare emozioni o semplici baci come soffi di vento.

    Le mie emozioni sono note gentili suonate da un pianoforte a coda.

    Se sorrido non vuol dire che stia tutto apposto…tantomeno però mi piace avere persone che mi chiedono ogni due minuti come va…e allora scappo, o lascio andare…in fondo nella mia vita ho fatto andare via tutti tenendo solo me stesso stretto in un timido abbraccio.

    Ci si può sentire in colpa solo perché si vuole seguire un proprio sogno?

    Non mi sono mai accontentato di nulla, mi dispiace, scusatemi ma non posso rinunciare adesso.

    Sentirsi in bilico su quel filo sottile fatto di ciò che dovresti fare e ciò che vorresti fare…

    Oggi va così…spero domani andrà meglio, in fondo ho sempre pensato che un uomo che sa non crolla mai.

    Ci vuole pazienza, ci vuole coraggio e forza…

    La pioggia in un giorno di sole è qualcosa di fantastico!

    Gli occhi chiusi, il viso rivolto a quel calore, la faccia investita da quelle gocce come a trascinarsi via le lacrime…le labbra umide che assaporano la vita…quella vita che viene e va…

     

     

                                                   Cade la pioggia.. da mareluna_99.

     
    September 22

    Otro lunes...

     
     

    Orsi ballerini, marce e svastiche, Lenin seduto a cena con Giuda e trenta denari poggiati sbadatamente su di un tavolino…

    Un sogno un po’ confuso dal quale mi desto questa mattina.

    Mi stropiccio gli occhi con vigore, quasi a voler spazzare via i pensieri e i turbamenti, ma quelli ti restano aggrappati alle ciglia senza scivolare via.

    Altro lunedì, altra settimana…il lunedì mi sta sul culo…ma questo ormai si sa.

    Perché mi sta sul culo? Boh, forse perché è l’inizio, e gli inizi sono belli solo di qualcosa che non conosci.

    In piedi davanti allo specchio mi passo la mano tra i capelli, devo tagliarli un po’, si…è che dopo la settimana di surf in spagna ho azzerato tutto, anche le stupidaggini, ed è per questo che mi tengo stretta la mia barba incolta.

    Mi piace partire, è un’esigenza dalla quale non posso esimermi.

    Mi piace perché in quei giorni posso respirare a pieni polmoni l’aria che qui diventa spesso insopportabile…ti stringe alla gola come la puzza di smog o soltanto di dolore, fatto sta che comunque puzza.

    Uno dei miei grandi difetti è che tendo a procrastinare le situazioni, quasi a volerle congelare in una sfera di cristallo, avvolta da mille colori brillanti.

    Non sono,o forse, non voglio definire alcune situazioni e quindi rimangono appese, come i pensieri dalle palpebre…

    Stamattina mastico tra labbra strette le note inglesi che escono dolcemente dalle casse del mio stereo… era tanto che non ascoltavo gli Oasis e mi portano a momenti piacevoli.

    Ecco questo è il mio primo momento piacevole della giornata, della settimana, ed è forse così che si combatte la noia di un giorno lento.

    Buona fortuna per il vostro lunedì, miei cari compagni di viaggio.

    September 16

    Playa de Somo...Santander

     

     

    Cominciamo così…le onde vanno un po’ capite.

    Un po’ come le donne…devi studiarle prima di andarci insieme, le devi capire, devi seguirle con gli occhi, comprenderne il comportamento, l’atteggiamento…devi capire come affrontarle quando sono nervose, rimanere in silenzio quando si incazzano, e avvolgerle in un abbraccio quando ci fai l’amore.

    Le onde…le onde sono così, niente di più, niente di meno.

    E quindi resti sulla spiaggia vestito a guardare il mare per capire come gli gira quella mattina.

    Fa freddo…un freddo cane! In più piove…sono due giorni che piove ininterrottamente e fa freddo…ma questo già l’ho detto.

    Il fatto è che ho preso talmente freddo e pioggia che ripeterlo non è mai abbastanza.

    Ho preso acqua dal cielo e dal mare...

    Ma è una condizione a cui ti abitui in fretta, ed il corpo sembra restare immune a tutto quello…sembra quasi che una corazza ti avvolga rendendolo anche quasi piacevole; sei anestetizzato ai brividi, anche quando ti togli la muta sotto la pioggia e solo in costume ti fai la doccia sciacquando l'attrezzatura.

    Comincio a giocare immergendo i piedi nella sabbia liscia…immaginatevi una spiaggia enorme, lunghissima, di circa 4km!

    Poca gente in acqua perché il grosso dei surfisti già è stato lì precedentemente, ad agosto forse, e di locals per fortuna neanche l’ombra.

    Qualche ragazzo fa jogging sulla spiaggia, correndo accanto al proprio cane…e il vento è gelido, e taglia il viso come lame di rasoio.

    Il mare non lo capisci mai abbastanza ma l’esperienza ti fa capire tante cose…così vedi dove sono i punti in cui la corrente è più forte, e le onde hanno un andamento irregolare…voglio dire, non procedono in maniera verticale, come una linea retta, perfetta, ma hanno una incrinatura, uno spostamento più obliquo.

    E guardi quindi quali possano essere i punti di riferimento da prendere quando sei in acqua per non lasiarti trasportare via...

    Poi le vedi formarsi…due point break…il primo a 10 metri dalla riva…le onde si alzano ma non hanno la consistenza adeguata per essere impegnative! Sono schiumose, troppo, ma hanno comunque una spinta notevole, roba che se hai un longboard ci vai da Dio, e con un mini malibù ti ci puoi divertire.

    Il secondo point break è quello serio…a circa venti metri dalla riva, onde di due/tre metri che fanno impressione più a starci sotto che a parlarne…non tubano però, è questo è un peccato.

    Era tanto che non uscivo con la tavola…ancor di più che non partivo con gli amici per fare surf all’estero! Playa de Somo, a pochi km di distanza da Santander è uno spot fantastico.

    C’è una delle scuole di surf migliori della Cantabria, anzi della Spagna intera…e in acqua trovi di tutto! Esperti e novizi ma nessuno che rompe il cazzo, e dopo le ultime esperienze è stata una gradita sorpresa.

    Andrea ha detto una cosa che mi ha fatto pensare…”Facendo surf mi sono accorto dell’esistenza di alcuni muscoli, solo perché mi fanno male…”

    Ha ragione…era il suo battesimo in acqua…era il mio ritorno dopo alcuni anni…

    L’adrenalina e le emozioni che ti avvolgono però sono le stesse, ed è una sensazione unica…la stanchezza che ti porti dietro dopo una giornata di surf non si può spiegare.

    Non hai pensieri…la mente è libera, svuotata, priva di qualsiasi ansia o preoccupazione e quella fronte corrucciata si spiana completamente…

    Adoro la Spagna…adoro il surf…

     

     

     

                                                    

     
    September 06

    Youthless

     
    Aspettate un momento…un attimo ancora, per favore, e sarò da voi…

    Questo dannatissimo accendino non vuole proprio saperne di brillare, Cristo!

    Uh uh, ecco…uhmmm, una bella boccata di fumo a pieni polmoni…aahhh, una di quelle che di solito faccio solo con l’erba!

    Stramaledettissima gola! Si fotte come niente…per questo smisi di fumare tanti anni fa.

    Ho sempre odiato quella puzza che ti rimane sotto pelle e quell’aria malaticcia a colorare la faccia.

    Ormai mi accendo una paglia solo quando devo scrivere, quando un’idea mi scivola attraverso queste dita frenetiche che si muovono sulla tastiera.

    Mi siedo alla mia scrivania, accavallo le gambe, mi passo una mano tra i capelli quasi a sfiorare i pensieri e a destarli dal dormiveglia, mi verso un bicchiere di whisky, o di vino, o di qualsiasi altro cazzo di liquore e via…lo spettacolo può cominciare.

    A volte è uno spettacolo dannatamente buffo…a volte invece è solo uno sputare rabbia e sangue e dolore sui fogli…un’emozione dietro l’altra, quasi ad inseguirsi.

    Per la cronaca, ho ripreso a bere, dopo la gastrite…volesse il cielo che me la sono tolta dalle palle!

    Quindi ragazzi, se mi volete venire a trovare ci scoleremo qualche lager in compagnia.

    Una volta dicevo “Per una battaglia sto sempre a disposizione”, adesso di battaglie a cui prenderei parte non ne vedo in giro e quindi dico che per due chiacchiere ed una sorsata di vita sto sempre a disposizione.

    Il mio stereo passa a ripetizione ormai da qualche giorno l’ultimo album di Beck…Modern guilt.

    Gran bel disco! Per uno che come me non è mai stato amante fedele di Beck, questo sound suona alla grande.

    Delicatamente psicadelico! Ecco come lo definirei, e per uno che non ama definire le cose ci sta da Dio.

    Periodo intenso di emozioni questo…e pensare che qualche tempo fa una persona mi disse che io ho un bisogno disperato di queste scariche emozionali per vivere! Positive o negative poco importa, purché scuotano il torpore a cui la mia anima va incontro pur ribellandosi.

    Oggi ho cercato di dare un po’ di ordine alla mia vita, tralasciando ancora per un po’ certi argomenti seri…non è ancora il momento di togliersi la maschera della festa del resto.

    Valutazione opera inedita…così si chiama quella lettera che la casa editrice ti invia(se sei fortunato)a risposta di un tuo manoscritto.

    Di solito accatasto i pezzi della mia vita sul letto dove una volta “viveva” mio fratello.

    Ho un mio ordine del resto, guai a chi lo tocca…

    E così rimettendo in sesto quell’ordine ho trovato queste cinque lettere a riposare tra un libro di John Fante e uno di Carver…Valutazioni lusinghiere, tanto di cappello per questo fottuto scrittore emergente. Un giorno magari le appenderò al muro della mia stanza insieme alla mia laurea e al master.

    Alla fine la mia scelta è fatta…una piccola casa editrice di Pavia…ma con una buona distribuzione e forse se mi do una svegliata per l’inizio del nuovo anno questa “creatura” vedrà la luce.

    Ma il cuore, come le orchidee, vive di stagioni e non si può mettergli fretta.

    Ogni cosa a suo tempo.

    Mi ricordo che alle elementari un giorno mia madre mi prese da parte per farmi un discorso serio.

    Per la mia data di nascita avrei dovuto fare la “Primina”, fare dunque un piccolo esamino per passare un anno avanti e guadagnare tempo!

    Guadagnare tempo…che cosa buffa a pensarci!

    Beh, io guardai fisso mia mamma e con aria seria e decisa le risposi “Mamma, c’è un tempo per giocare e un tempo per studiare…ora voglio giocare!”

    E fu così che non feci la Primina…

    Guadagnare tempo…chi l’avrebbe detto che il tempo sarebbe diventato la mia croce, la mia ossessione.

    Sono sempre stato uno che si è voluto godere la vita…fino in fondo, bere fino all’ultima goccia, col viso lasciato scaldare al sole di un’estate, con le nuvole a rincorrersi per il cielo terso…non cambierò mai, e forse un giorno rimpiangerò questa mia attitudine.

    Ma le sensazioni cambiano come cambia il cielo sopra le nostre teste.

    Ho sognato la pioggia stanotte…sarà che l’aspetto per allontanare questo caldo insopportabile.

    Una pioggia sottile, intermittente! Scrosci d’acqua su vite immobili, già zuppe di emozioni contrastanti, dal colore lilla, specchio del cielo.

    Io camminavo lento tra quelle gocce che mi sfioravano l’anima, avvolto nel buio fitto di una notte assonnata e distratta.

    Le luci dei lampioni lanciavano solo qualche bagliore qua e là e mi sentivo un po’ di luna addosso.

    Non aveva molto senso tutto questo ma non mi importava…stavo bene.

    Poi ho pensato che i sogni spesso non hanno senso ma il loro compito non è quello di essere logici ma di mantenere vive delle anime che galleggiano.

    Sorrido mentre butto giù l’ultimo sorso di whisky.

     

                               paglia da te.

     
    September 03

    El desaparecido apareciò

     
    Questa è la condizione in cui mi sento oggi...desaparecido.
    O meglio, almeno da questo spazio!
    Ultimamente la mia vita è così piena che mi sembra di non avere tempo sufficiente da dividere con tutti i pezzi del mio splendido puzzle.
    La vacanza è finita ormai e anche di testa ho ripreso a restare sveglio 24 ore su 24 per cavare qualcosa di buono da ogni momento, da ogni istante...ogni piccola goccia di sudore, di sangue, merda o vita che mi appartiene.
    La vacanza per me è staccare la spina, azzerare i pensieri del futuro...solo vivere l'attimo.
    Negli ultime settimane devo essere onesto...il mio spirito ha smesso di essere monogamo...e tradisco questo spazio con diversi altri...ormai mi si può quasi trovare ovunque...uno in particolare, facebook, totalmente diverso perchè lì non si scrive...questo qui sono io, quello che leggete è il mio cuore, tutto quello che mi emoziona in bene o in male lo riverso su queste pagine ma lì...lì è come una rubrica telefonica che ti piomba dal cielo con le esistenze di tutti quelli che hai conosciuto e conosci in questo viaggio.
    Ho ritrovato amici che pensavo persi, che non vedevo da una vita ed è bello ritrovarsi dopo un lungo viaggio...dopo un'esistenza, e raccontarsi...vedere gli occhi che avevi lasciato da bimbi, divenuti uomini...
    Ma è vero anche che le scappatelle ci stanno ma se si ama si torna...e quindi tornerò!
    Anzi, in parte sono già tornato, perchè non posso stare senza questo blu cobalto che accende i miei occhi, che avvolge il mio spirito in un caldo abbraccio di settembre, non posso stare senza i miei amici che vivono qui...
    E quindi, el desaparecido apareciò...ci sono sempre...
     
     
     
     
    August 26

    Enamorado de Argentina...Bendito seas...

     

    Da alcuni popoli si può solo imparare...un innamorato come me dell'Argentina, della sua gente, non poteva tralasciare un video simile, e...nasce un pò di invidia! Nasce un pò di invidia per quello che noi non abbiamo e mi sarebbe piaciuto avere a livello nazionale! L'orgoglio di essere italiano, l'unità di un paese, solcato da mille diversità, usi e costumi e dialetti ma...unito nel momento del bisogno.

    Forse noi non abbiamo dovuto unirci nel momento del bisogno perchè non lo abbiamo passato negli ultimi decenni ma...non credo che arriveremmo a nulla! La diversità genera odio e l'odio è fomentato dall'ignoranza...e allora mi fermo a guardare il video, ascoltando la voce concitata sottofondo, che quasi scoppia in pianto nel sentirsi appartenente ad un popolo e...sogno...sogno di andarmene da questo posto e sentirmi a casa in un altra terra.

     

    Bendito sea el mundial con que soñamos.
    Bendito cada nombre que ha sido designado.
    Benditos los pibes que siempre sacamos.
    El peso de la historia, el respeto ganado.
    Malditos sean los recuerdos dolorosos.
    Maldita la impotencia, la injusticia que vivimos, el volvernos a casa cada uno por su lado.
    Las finales sin jugar, el quedar en el camino.
    Bendita la anestecia generada en los dolores.
    Las tristesas que curamos con abrasos.
    ¡Las gargantas que se rompen por los goles!
    ¡El sentirnos los mejores por un rato!
    ¡Malditos los sorteos y los grupos de la muerte!
    ¡Los controles SIN azar que designaron nuestra suerte!
    ¡¡Malditos los mesquinos que juegan sin poesia, los que pegan, los que envidian, los que rompen y lastiman!!
    ¡¡Bendito sea el orgullo con que entramos a la cancha!!
    ¡¡El potrero y la pelota no se manchan!!
    ¡¡La TV que repite la gambeta!!
    ¡¡Inflar las redes de los otros, jugar el pecho de nosotros!!, ¡¡¡Merecer la camiseta!!!
    ¡¡Los turistas, los cronistas, los sponsors, los amigos!! ¡¡¡El Himno, las mujeres siguiendo los partidos!!!
    ¡¡¡Benditas las cabalas que dan resultados!!!
    ¡¡Las risas y el llanto que guardaremos tanto!!
    ¡¡¡Y BENDITO ESE MOMENTO QUE NOS REGALA EL FUTBOL, DE PODER CAMBIAR NUESTRO DESTINO; Y SENTIR OTRA VEZ Y FRENTE AL MUNDO: LO GLORIOSO! Y LO GROSO!... DE SER ARGENTINO!!!


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    August 21

    Plasson

     
     

    Ogni giorno si impara qualcosa in più…

    La vita ti insegna…la vita ti presta attimi indimenticabili che solcano il cuore, con incantevoli vele spiegate al vento, per poi riprenderli senza preavviso…e tu resti così, inebetito a guardare qualcosa che ti scivola pian piano dalle dita affusolate, e che lasci andar via a malincuore, socchiudendo appena le labbra rosa, perché del resto sai che lasci passare tutto nella tua vita.

    Ho capito che non sono il solo a camminare su quella corda tesa in aria, sospesa tra un concerto di nuvole bianche, leggere striature che si inseguono lente, sotto una luna che ammicca e sorride soffiando impercettibili sbuffi per rendere più incerto il tuo equilibrio.

    L’equilibrio tanto è quello che portiamo dentro…non quello che mostriamo alle altre anime affini, che si muovono spaesate in un sogno che forse non gli appartiene.

    Una volta c’era un pittore…

    Abilissimo a dipingere ritratti, visi di persone…era dannatamente bravo.

    Aveva una tecnica infallibile.

    Tutto sta nel capire da dove iniziare…dopodiché il resto viene da se, come se si seguisse un filo logico, un puzzle che pian piano prende forma, pezzo dopo pezzo.

    Lui dimenticava tutto il resto, concentrandosi solo sugli occhi, questo incantevole specchio dell’anima…e li studiava per minuti e minuti, abbozzandoli poi con degli schizzi a matita.

    Quello era il segreto dei suoi ritratti perché…perché una volta disegnati gli occhi, l’anima è visibile e la mano guidata nel suo intento.

    Il resto viene da se…la bocca, la curva del collo, le mani…si può quasi evitare di osservare il modello.

    Un bel giorno si stancò di fare ritratti alle persone e si diresse verso il mare, con l’intento di dipingere il suo viso.

    Passò giorni e giorni a scrutare, provare, scarabocchiando tele su tele ma…ma il problema era che non sapeva da dove iniziare.

    Non lo sapeva perché non riusciva a scorgere gli occhi del mare.

    Dove inizia il mare? Dove finisce? Dove sono gli occhi?

    Finché un bel giorno un bambino con la sua disarmante ingenuità disse che le navi sono gli occhi del mare…centinaia di navi perché il mare del resto è immenso, e necessita di centinaia di occhi e…quando il mare chiude gli occhi le navi, beh spariscono…

    Spesso i nostri occhi sono chiusi, concentrati solo su dei pensieri fissi che offuscano la mente rendendo di difficile comprensione ciò che invece sarebbe semplicissimo capire.

    È per questo che i bambini nella loro straordinaria spensieratezza hanno una risposta a tutto…vedono le cose della vita, del mondo così come dovrebbero essere…semplici.

    “Non è una questione di colori, è una questione di musica…”

     

     

                                            Make A Path On The SEA Now... da PrASanGaM.

    August 19

    Out of the blue and into the black

     

     

    The king is gone but is not forgotten....

    E così i miei amici sono andati via...partiti di nuovo.

    Che cosa strana l’amicizia…stupenda e malinconica allo stesso tempo.

    Un diamante che luccica e che non puoi nascondere nel petto.

    Un grosso muscolo che batte e che si divide in mille nomi, mille volti, mille sorrisi.

    Quando i tuoi amici vivono lontani da te, riesci quasi ad abituarti a quella sensazione di inquietudine, come se portassi un cielo grigio nel quale lanciare un sole luminoso di tanto in tanto…riesci dopo un po’ a convivere con quell’assenza, con quel pensiero che ti viene a cercare nel sonno facendoti rivedere sotto palpebra, come fosse uno schermo gigante, ogni momento passato insieme.

    Quando rivedi di nuovo quelle persone lontane, è come se il tempo si fermasse, congelato dalle emozioni che esplodono in aria come degli splendidi fuochi d’artificio nella notte buia, illuminando ogni cosa intorno a te…il tuo cielo.

    Passano gli anni ma il mio amore per la Spagna e l’affetto per gli amici rimasti lì è sempre vivo, a volte brucia un po’ come una ferita, perché vorrei averli qui con me!

    Poter ridere più spesso con loro, salir de fiesta como una vez cuando fuimos juntos…

    Barcelona non è poi così lontana ma è la vita ad essere ormai diversa…e quando li rivedo è come immergermi di nuovo in quelle sensazioni, quelle risate, quei ricordi, quella lingua che ho vissuto per un po’…

    Un pennello che si immerge nei colori tiepidi e densi per sporcare un nuovo giorno.

    Quando poi ti sembra di esserti rimesso al passo con le emozioni che avevi lasciato sonnecchiare sotto pelle, ecco qui che la partenza spezza tutto di nuovo!

    E così è ancora peggio...è uno strappo emozionale, difficile da gestire, perché rivivi in pieno quella sensazione di vuoto che ti eri lasciato alle spalle la prima volta che vi salutaste…

    Però in fondo sai che la luna è la stessa e così le stelle…alzando gli occhi al cielo contemporaneamente potremo lanciarci nuovi splendidi sorrisi.

     

    Mi alma està aturdida.

    Es un tiròn a la memoria.

    La musica toca mientras mis palabras se levantan al cielo lindo…

    Tal vez una vida no parece suficiente para vivir cada momento como se querìa pasarlo.

    Mi corazon es un càliz lleno des emocìones que no se paran, no dejan de fluir…de llegar donde viven tus piensamientos,  ojos y suenos.

    Me voy a buscar la subida...

    Estamos cerca...siempre fue asì y no voy a descansar hasta el final de este extraordinario viaje...

    Adeu

     

     

    August 11

    Moleskine

     
                     Moleskine
     
    Sono tornato ma…ma la testa è altrove.

    Continuamente in viaggio, in giro chissà dove…chissà quali mari...

    Amo così tanto perdermi nei miei viaggi! Quelli appena fatti e quelli sfiorati solo nella mia mente…è una necessità!

    Andare…vedere…sentire…vivere…

    Se chiudo appena le palpebre posso percepire il vento accarezzarmi dolcemente il viso, passandomi gentile tra i capelli mossi, posso sentire suoni diversi, voci sconosciute che suonano armoniose a queste orecchie tramortite da quella che chiamano con troppa sufficienza “Civiltà”…se chiudo gli occhi posso respirare l’odore dell’erba fresca appena tagliata, quell’odore di buono che pervade l’anima.

    L’odore dei fiori dopo una leggera pioggia a scrollargli di dosso la polvere e il sudore del giorno…posso accarezzare le spighe di grano col palmo delle mie mani mentre cammino lento a piedi nudi sulla terra, ed un senso di libertà esalta il mio spirito in cerca continua di vita, dolce esperienza.

    Non mi stancherò mai di guardare con questi occhi…di restare estasiato davanti ad un tramonto, ad un cielo terso attraversato ogni tanto da qualche uccello sperduto…non mi stancherò mai di questo mondo, della bellezza che custodisce in grembo, come fosse il fresco miracolo di una sorpresa.

    Sono proprio un bambino…ogni cosa mi sembra nuova, ogni istante mi sembra di toccarlo con le dita, di sfiorarlo per accertarmi non sia solo un inganno del sonno, un dolce battito di ali che mi porterà di nuovo in questa confusione, in questa landa disperata che circonda il mio mondo.

    Credo di essere malato sapete? E non credo ci sia una cura per la pazzia…ma in fondo non la voglio nemmeno una cura se questo vorrebbe dire rinsavire dai sogni, dalle passioni, conformandosi ad un generico e consumistico piattume, ad una banalità che annienta ogni anima artistica.

    “It’s better to burn out than to fade away”...come cantava Neil Young, è meglio bruciare che spegnersi lentamente!

    Sempre pensato così...forse ho bruciato questo corpo, questo cuore, questa anima anche troppo in fretta, e qualche problemino adesso me lo ritrovo, ma cazzo, non potrei vivere in un altro modo.

    Vivere è una cara vecchia abitudine da cui non ci si scosta.

    Ho sempre vissuto di sogni e passioni e non si può chiedere ad un gabbiano di rinunciare a volare…

    Oggi ho comprato un nuovo Moleskine.

    Beh, dicevo di essere malato…sono tornato a casa come quando da piccolo compravo un nuovo vinile.

    Mi sono chiuso in camera per “assaporarlo”…mi sono avvicinato col viso per sentirne l’odore, ho passato le mie dita sulla copertina per saggiarne il tatto, per sentirlo liscio tra le mani calde! Le stesse cose che facevo con i miei dischi nuovi.

    Ho sorriso di gusto perché passa il tempo ma sono sempre lo stesso che si emoziona come un bimbo per queste stupidaggini, e, anzi, col passare degli anni queste passioni aumentano tanto che a volte fatico a contenerle in questo piccolo/grande cuore.

    Sarà un periodo di nuove decisioni questo che verrà…scelte che potranno cambiare la mia vita ma in fondo se la mia vita è ancora preda di questi entusiasmi ho speranza di cavarne qualcosa di buono.

    La penna è la mia mano, il mio cuore…la macchina fotografica i miei occhi, e la musica è la mia lingua e le mie orecchie.

    Finché le mie giornate saranno scandite da queste passioni avrò amore a colare come inchiostro nero da riempirci gli spazi vuoti e apatici di questa vita così straordinariamente incasinata.

     

     

                                             My first Moleskine(s) da nargalzius.

    August 08

    Hvide Lam

     
     
     Hvide Lam
     
    "Ogni giorno dovremmo ascoltare una piccola melodia, leggere una bella poesia, vedere una pittura squisita e, se possibile, dire delle parole sensibili."
    Johann Wolfgang Von Goethe
     

    Il mondo non gira intorno a noi, siamo noi che giriamo e corriamo intorno a lui cercando solo attimi di piacere, degli istanti in cui poterci perdere azzerando tutta la frenesia e il frastuono della vita di tutti i giorni...e quando troviamo quegli attimi…beh, restano ancorati all’anima.

    Oggi sono rientrato a casa dopo 8 splendidi giorni tra Svezia e Danimarca…di sicuro so che quei posti rivedranno ancora i miei occhi…ho lasciato il mio nome lassù, ho lasciato parte del mio cuore ed ho costruito una piccola casetta isolata nella quale far vivere la mia serenità, la mia vita così dolcemente sporcata di arte e poesia.

    Stasera però non parlerò di come è andata o meno la vacanza, lo farò semmai nei prossimi giorni, raccontando dei posti visti, delle persone incontrate e rincontrate dopo anni, magari parlerò anche della speciale bellezza delle ragazze svedesi.

    Così parlerò delle indimenticabili sere trascorse in un posto magico, in un angolo di cielo di Copenhagen.

    Hvide Lam (White Lamb, in inglese), posto che vi consiglio vivamente di visitare qualora vi troviate nella capitale danese.

    Situato più o meno al centro, Kultorvet 5, vicino alla stazione metropolitana di Nòrreport, il Hvide Lam, è un piccolo, ma delizioso pub che si affaccia sulla piazza con dei tavolini all’aperto che ti permettono di immergerti nella tranquillità della notte danese.

    All’interno il locale, come ho detto, è piccolo, a conduzione familiare, con le due tipiche birre danesi, Tuborg Gold/Classic e Carlsberg, che devo dire, alla spina, non sono niente male…almeno la Tuborg Classic.

    All’interno sembra un po’ di trovarsi catapultati indietro negli anni…fotografie appese al muro, facce in bianco e nero con rughe intorno ad occhi chiari, tipicamente nordici.

    Prerogativa del posto è la musica jazz…

    Ogni sera si può ascoltare dal vivo un trio, formato da piano(credo il padrone del pub), contrabbasso e tromba che ripercorre la storia del jazz in maniera sublime.

    Nessun ragazzino all’interno, si va per fortuna dai 28 anni in su, ma ci si trova gomito a gomito con persone gioviali, allegre…può capitare magari di incrociare gli occhi accesi di un vecchietto ubriaco dalle gote rosse che ti sorride, oppure di condividere un tavolino con altre persone e conversare amabilmente col il dolce suono di quelle note a far da colonna sonora ad una serata fuori dal tempo.

    E così tra melodie e fumo delle sigarette(eh già, si può fumare)ad aleggiare sopra le nostre teste rendendo l’atmosfera una condensa di sensazioni e sospiri, capita anche di trovare